MARELLI: la storia

Gennaio 2019.
Per maggiori info e per una storia più completa rimando al nuovo sito web “MARELLIFAN” completamente dedicato ai ventilatori Marelli.


https://marellifan.wordpress.com/


ERCOLE MARELLI

Ercole marelli

 

Nacque a Milano il 19 maggio 1867 da Antonietta Molgora e da Ferdinando, un modesto artigiano, trasferitosi nel capoluogo lombardo dal vicino Comasco.

Terminati gli studi di base, a quindici anni iniziò a lavorare come apprendista meccanico presso una piccola officina.
Nel luglio del 1885 venne assunto alla Tecnomasio (azienda del settore meccanico, che produceva motori elettrici e generatori di corrente) in qualità di «meccanico per istrumenti di misura e specialmente per lavori elettrici applicati all’illuminazione».

Nell’ottobre del 1888, appena ventenne, si recò ad Asunción, in Paraguay, dove in completa autonomia montò e mise in funzione un impianto elettrico per lo stabilimento Concha Sociedad, dotato di cento lampade a incandescenza e di diciannove fari ad arco, che servirono in parte anche per illuminare alcune vie e il teatro principale della città.

Nel 1891, aprì un proprio laboratorio, nel centro di Milano. Dotato di un tornio di precisione, di un trapano e coadiuvato da un solo operaio, iniziò a fabbricare apparecchi di fisica e di geodesia, macchinette elettriche per gabinetti scolastici, pile, accumulatori e apparecchi elettromedicali.

Un certo successo nelle vendite gli consentì nel 1893 di costituire, con il ragioniere L. Gorla, una società in nome collettivo e di trasferirsi in una più ampia officina dove allargò la produzione a parafulmini, lampade ad arco e accumulatori elettrici portatili: costruì, tra l’altro, le batterie utilizzate per l’illuminazione dei lavori per il traforo del Sempione.

Nel 1894 il Ercole Marelli trovò nuovi sostegni finanziari per la propria attività.  La ditta si stava preparando a una successiva, robusta fase espansiva.

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Nel 1896, importati dagli Stati Uniti, fecero la loro comparsa in Italia i primi «agitatori d’aria» (ventilatori) azionati elettricamente. Ercole Marelli intuì le potenzialità del mercato e si impegnò nella ricerca di un prodotto esteticamente più attraente dell’originale, meno pesante e meno ingombrante, facilmente adattabile a diverse esigenze e circostanze, ma pur sempre a prezzo contenuto. Questa scelta ebbe grande successo e raggiunse già alla fine degli anni Venti la produzione di 100.000 ventilatori all’anno esportati in tutto il mondo. Il successo di questo settore fu dovuto in gran parte ad una strategia di specializzazione e commercializzazione molto avanzata. La Marelli poteva contare filiali di vendita, quasi indipendenti, in numerose città estere come Parigi, Berlino, Londra, Vienna e Buenos Aires, attraverso cui provvedeva alla circolazione periodica di dépliant illustrati editi in varie lingue.

Nel 1897 brevettò, insieme con la società Brioschi e Finzi, un motore elettrico leggero a corrente continua, e tre anni più tardi, conclusa ormai la cosiddetta «guerra dei sistemi» (l’opzione fra l’alimentazione a corrente continua oppure alternata), fu la volta di un apparecchio automatico di avviamento per motori a corrente alternata.

Nel 1898 si avviò la produzione di ventilatori a uso domestico e ad inizio secolo la gamma produttiva dell’impresa si era estesa ai ventilatori industriali, per il ricambio d’aria, per l’azionamento di forge e per la ventilazione delle navi. Dai motori elettrici per gli agitatori si era passati a quelli per i più svariati tipi di macchine.
Nei tre lustri dal 1897 al 1912 l’ammontare delle vendite si aggirò attorno ai 70 milioni di lire e più della metà (43 milioni) del fatturato fu realizzato all’estero.

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Nel dicembre 1905 inaugurò a Sesto San Giovanni un grande stabilimento, che era servito dalla tramvia Milano-Sesto-Monza e impiegava manodopera specializzata milanese e operai generici locali.

Nel 1911 Ercole Marelli celebrò, negli spazi dell’Esposizione internazionale di Torino, i primi vent’anni della propria attività.
Convinto che il lavoro fosse «vita» e nel contempo «fonte di benessere per tutti» si adoperò per organizzarlo all’interno delle proprie officine in maniera efficace e razionale.
Alla Marelli non mancarono molteplici e pionieristiche iniziative di welfare aziendale: dagli alloggi per gli operai all’ambulatorio medico, dall’asilo-nido all’assistenza ostetrico-ginecologica per la numerosa manodopera femminile.

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Deciso assertore della specializzazione, fu tra i primi in Italia a effettuare la lavorazione in serie, tanto per la parte meccanica dei motori, quanto per la più complessa componente elettrica.
La precisa divisione dei compiti e delle mansioni fu estesa dall’ambito della fabbricazione a quello della commercializzazione: sin dal 1898 furono istituite all’estero autonome agenzie di rappresentanza, poi strutturate come indipendenti filiali di vendita.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale la Marelli, come il resto dell’industria nazionale, si dedicò alla fabbricazione di materiale bellico: nel dicembre 1915 la ditta ottenne la concessione di un brevetto per la progettazione di un trapano per la foratura dei proiettili e l’anno successivo registrò il primo brevetto relativo ai magneti per l’accensione, perfezionando l’innovazione nel 1917/1918.
Vista l’espansione della domanda fu attrezzato uno specifico reparto della fabbrica per la produzione di magneti, finché nel 1919 si procedette allo scorporo di questa attività dall’accomandita Ercole Marelli, dando vita in compartecipazione con la FIAT di Torino alla società anonima Fabbrica italiana Magneti Marelli.

Dalla Prima Guerra Mondiale, probabilmente anche in virtù delle ingenti e remunerative commesse belliche, l’impresa uscì notevolmente rafforzata. Tornata la pace, ripresero lentamente anche le esportazioni (perlopiù di ventilatori di vario tipo e di piccoli motori elettrici), che si indirizzarono anche verso i nuovi mercati della Cina e del Medio Oriente. Nel frattempo cominciò la fabbricazione del macchinario elettrico di media e grossa potenza, del quale avevano avuto fino ad allora il monopolio poche grandi imprese straniere (General Electric, AEG, Siemens, Brown Boveri).

Nel 1920, in un’area attigua all’originario insediamento di Sesto San Giovanni, iniziarono i lavori per la costruzione dello “stabilimento n. 2”, deputato alla lavorazione di alternatori, grandi trasformatori, quadri e apparecchiature per centrali e impianti di propulsione terrestre e navale.

Ercole Marelli morì a Tremezzo il 28 Agosto del 1922, dopo essersi ammalato di tubercolosi. In seguito fu L’Ing. Stefano Benni a prendere in mano le redini dell’azienda,  incarico che mantenne fino al 1935, allorché fu sostituito dal figlio di Ercole, Fermo Marelli.

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Nel 1949 iniziò la costruzione di turbogeneratori di grande potenza e, poi, costituì una sezione aerotecnica. Nel 1983 le attività industriali sono state scorporate e conferite alla Ercole Marelli Trazione, alla Ercole Marelli Componenti (divenuta Marelli Motori nel 1991 dopo l’integrazione con la Ansaldo Motori e la Rotos Motori) e a una divisione di impiantistica. Nel 1994 la società è stata incorporata nella Gilardini.

Risultò vincente per Ercole Marelli il suo «saper fare», la sua capacità di creare e di manipolare, di sperimentare artigianalmente: egli non inventò nulla di straordinariamente nuovo, ma prestò una continua attenzione al perfezionamento di macchine e apparecchi già esistenti. Lo rivela l’elenco dei brevetti rilasciati a suo nome o della sua ditta, nel quale piccoli dispositivi e congegni dei tipi più diversi si alternano a filtri e meccanismi di accensione, con l’unica stupefacente eccezione, il 19 maggio 1910, per la richiesta di brevetto – concesso nel febbraio 1911 – di un «aeroplano Marelli».

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